BROTHER

DATI TECNICI:

Anno: 2000
Paese di Produzione: Giappone, Usa, Gran Bretagna
Genere: Gangster, Azione
Regia: Takeshi Kitano
Interpreti principali:
Takeshi Kitano: Aniki Yamamoto
Omar Epps: Denny
Kuruodo Maki: Ken
Masaya Kato: Shirase
Susumu Terajima: Kato
Ren Osugi: Harada
Ryo Isibashi: Ishihara

“Brother” è un gangster movie (o yakuza movie) insolito; in primo luogo perché è un film dell’imprevedibile Takeshi Kitano, e poi perché è il primo da lui girato e prodotto sia in Giappone che negli Stati Uniti.
Nell’incipit della storia, infatti, il boss Aniki Yamamoto (impersonato dallo stesso Kitano), è costretto a rifugiarsi a Los Angeles, dove creerà a poco a poco una nuova banda multietnica. Come suggerisce il titolo, la vlcsnap-402752fratellanza tra gli scapestrati gangsters di varie etnie (neri, latinos e giapponesi) riuniti dall’esperto yakuza implicherà un legame che va oltre quello di sangue tipico delle “famiglie” giapponesi.
Il film, pur nella sua violenza, si fa così paradossalmente un elogio della tolleranza e del multiculturalismo. Il regista viaggia su due binari paralleli, mostrandoci la differenza tra il senso dell’onore degli uomini più fedeli ad Aniki (che genererà in due memorabili scene di “harakiri”) e la visione del mondo più semplice e priva di regole dei nuovi amici statunitensi del protagonista, tra cui spicca il simpatico Denny (Omar Epps). Mentre i giovani delinquenti americani sembrano maggiormente inclini al dialogo e brother2000al divertimento, gli uomini d’onore vecchio stampo partono già sconfitti in partenza, come sempre accade nei film di Kitano.
Tra questi due mondi, la figura di Aniki è il punto d’unione grazie a un innato senso per la dissacrazione e l’ironia, che si fa sempre presente anche nei momenti più drammatici nel corso del film. I continui giochi e le scommesse di Kitano in “Brother” sono però ben lontani dalla poesia di quelli di “Sonatine”. Forse proprio per la particolarità multiculturale del prodotto e a causa dell’ambientazione occidentale, “Brother” appare un film particolarmente insolito nella filmografia del regista. L’opera si situa al confine tra la poesia dei suoi primi lavori (molte scene brothersono delle vere e proprie auto-citazioni del precedente successo di Kitano, “Sonatine”) e la crudezza realistica della faida Yakuza presenti negli ultimi film del regista – anche “Brother” è infatti un susseguirsi di omicidi e di efferate esecuzioni che riescono però a rendere molto avvincente una trama di per sé banale.
Il risultato è dunque un ibrido, difficilmente catalogabile. Anche se, come già detto, non mancano i momenti struggenti, Kitano sembra volere lasciare da parte riflessioni filosofiche sulla morte per concentrarsi unicamente sullo stile tecnico da un lato e sulla spiritosaggine dall’altro, riuscendo pienamente a fare centro e ottenendo un risultato godibilissimo.
brother kitano pic 4In certi punti pare davvero che Kitano voglia solamente divertirsi ed anche la scena finale è un palese omaggio al cinema americano. Al tempo stesso un lungo piano sequenza di una partita di basket, con il braccio destro di Aniki Kato (Susumu Terajima) che si sbraccia chiedendo inutilmente la palla agli amici, può bastare per indicare l’incompatibilità assoluta tra il mondo nipponico e quello occidentale. Anche se Kitano, dopo aver demistificato continuamente regole ed essersi anche auto-deriso, alla fine del film ci mostrerà pur sempre l’onorabilità giapponese nel sacrificare la propria vita per quella dell’amico occidentale.

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