ESSI VIVONO

DATI TECNICI:

Anno: 1988
Paese di Produzione: Usa
Genere: Fantascienza, Azione
Regia: John Carpenter
Roddy Piper: John Nada
Keith David: Frank Armitage
Meg Foster: Holly Thompson

John Carpenter è un regista forse sottovalutato, può piacere o meno, ma senz’altro guardando “Essi vivono” riusciamo almeno a capire le ragioni per cui è malvisto in patria.
Il film, come spesso accade per le opere del regista, si situa al confine tra l’horror e la commedia d’azione, evidenziando una vena fantascientifica che nasconde a sua volta una forte they-live3critica sociale e politica. In questo senso, pur nell’estrema leggerezza che lo contraddistingue, “Essi vivono” è un titolo scomodo. Carpenter ha infatti la geniale intuizione di trasformare lo “zombie”, figura bistrattata dal cinema horror americano, allo scopo di incarnare il capitalismo.
Il nemico non è più esterno, ma vive all’interno della società americana, costituendo l’essenza dell’american way of life nella sua sfrenatezza priva di regole; è un avversario che non agisce dunque con la violenza, ma attraverso la coercizione psicologica e il potere ambiguo del denaro. Il messaggio centrale e molto attuale, è che mentre la maggior Bubblegum_Classicparte della popolazione muore, vivendo in difficoltà tra disoccupazione e povertà, pochi privilegiati vivono arricchendosi sulle spalle degli altri.
Nel corso del film scopriremo che non si tratterà di zombies quanto di alieni, giunti sulla terra per colonizzare gli uomini attraverso la corruzione portata dal sistema capitalistico. Qualsiasi umano che riesca ad ottenere successo entrando nell’alta società viene così automaticamente a far parte di questa nuova razza dominata dal dio denaro. Intanto, esercito e poliziotti costituiscono il cordone di sicurezza istituzionale che costringe al silenzio gli oppositori, un gruppo dei quali è intento a organizzare attività sovversive nella cittadina protagonista della storia, dove un aitante disoccupato, John Nada, è venuto a cercare lavoro.
ceaf955222608e33e67958a3b5baca0ace785b75-700Carpenter ci porta così tra operai e proletari, predicatori e complottisti, e il nemico è l’ordine costituito, ovvero le retate della polizia. Al termine di una di queste, Nada scoprirà degli occhiali da sole speciali, che sono lo spunto da cui trae vita la storia. Infatti, proprio indossando queste lenti il protagonista sarà in grado di vedere gli alieni (con sembianze di zombies, perché secondo l’etica del film, chi si arricchisce senza rispetto vende la propria anima e muore). Il concetto di visione normalmente predisposta viene ribaltato attraverso un piccolo apparecchio fantascientifico: anche le insegne they-live-postdei negozi, le riviste e le inserzioni pubblicitarie, rivelano agli occhi la loro vera natura di messaggi coercitivi ed alienanti a cui l’uomo deve inconsciamente sottostare.
Il messaggio sovversivo è forte e chiaro, poco importa se il film si sviluppa come un b-movie o un horror di genere, tra scazzottate, inseguimenti, amicizie di strada e tradimenti femminili, con il protagonista interpretato da un improbabile Roddy Piper, un eroe del wrestling prestato al cinema per l’occasione. Carpenter ci mostra che si può far riflettere anche attraverso un film di genere, dove pure il finale che poteva essere apocalittico vira decisamente sullo humor.

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DISTRETTO 13 – LE BRIGATE DELLA MORTE

DATI TECNICI:

Anno: 1976
Genere: Thriller, Azione
Regia: John Carpenter
Interpreti principali:
Austin Stoker: Ethan Bishop
Darwin Joston: Napoleone Wilson
Laurie Zimmer: Leigh
Tony Burton: Wells

RECENSIONE (contiene spoiler):

Primo capolavoro di John Carpenter, “Assault on Precinct 13” è un film un po’ datato, nel senso che oggi non potrebbe mai scioccare lo spettatore, ma resta comunque un classico godibile.
A metà strada tra l’horror e il film d’azione, riesce anche a raggiungere punti di grande drammaticità (l’uccisione di una bambina innocente), così come di commedia grazie alle memorabili battute che si moltiplicano anche nel mezzo del pericolo.
carp.b.aop13Realizzato con un basso budget e con l’ausilio di attori poco conosciuti, racimolati dal vicinato di casa di John Carpenter, il regista afferma di essersi ispirato al western “Rio Bravo” (“Un dollaro d’onore”) di Howard Hawks, per realizzare la trama di “Distretto 13”, che riguarda l’assedio del distretto di polizia che dà il titolo al film da parte di una banda di criminali.
Più che al capolavoro di Hawks, a mio avviso il film rimanda maggiormente ad altre pellicole western. Considerando il romanticismo antieroico di uno dei protagonisti principali, il carcerato soprannominato Napoleone Wilson (Darwin Joston) -che si trova suo malgrado a dover lottare a fianco al tenente Bishop (Austin Stoker) contro i malviventi che assediano la prigione – i riferimenti al cinema western mi fanno pensare maggiormente allo Shane “Cavaliere della valle solitaria” di George Stevens e a “Quel treno per Yuma” di Delmer Daves (dove non a caso anche lì un carcerato dimostrava un cuore buono all’interno di una situazione di emergenza).
259Detto della psicologia dei personaggi e dell’assunto della prigione assediata nel silenzio e nell’indifferenza, per il resto, siamo nel pieno di un horror metropolitano, e se la caratterizzazione della terribile banda nella prima parte del film è in linea con i più classici film violenti e polizieschi in voga negli anni ’70, l’attacco dei criminali alla prigione assume i contorni metafisici di un horror.
I nemici avanzano silenziosamente e lentamente come se fossero degli zombies, incuranti del pericolo, e le pallottole al silenziatore sibilano distruggendo porte e finestre, come se per i nostri eroi si trattasse di un pericolo invisibile e soprannaturale.
Assault-on-Precinct-13-John-Carpenter-1976-gunLa parte migliore del film per me resta però la prima, quella che ci mostra una Los Angeles diurna, assolata ma pur sempre deserta.
Sceneggiatura e montaggio sono perfetti: nella prima mezz’ora seguiamo parallelamente i viaggi del tenente alla sua prima missione dopo la promozione, dei carcerati trasportati su un pullman, il vagare senza meta della gang e quello di un padre che cerca vendetta nei loro confronti.
I destini di tutti questi personaggi si sovrapporranno durante notte, nel distretto di polizia già abbandonato e teatro dell’assedio che dà il nome al titolo del film.
Da segnalare infine l’avvincente colonna sonora, composta dallo stesso John Carpenter con il sintetizzatore.

Assault 50