IL MISTERO DEL FALCO

DATI TECNICI:

Anno: 1941
Paese di Produzione: Usa
Genere: Drammatico, Noir
Regia: John Huston
Interpreti principali:
Humphrey Bogart: Sam Spade
Mary Astor: Brigid O’Shaugnessy
Peter Lorre: Joel Cairo
Sidney Greenstreet: Caspar Gutman

RECENSIONE (contiene spoiler):

Trasposizione cinematografica del romanzo di Dashiell Hammett “Il falcone maltese”, “Il mistero del falco” è un capisaldo del cinema noir, primo film realizzato dal prolifico regista John Huston e opera che consacrò definitivamente Humphrey Bogart tra le star di Hollywood.
the_maltese_falcon_sam_spade_humphrey_bogart_2Il film ci mostra come sessant’anni fa si poteva fare del buon cinema semplicemente raccontando storie, attraverso il gusto della narrazione. C’è l’ottimo impianto scenografico noir, ci sono tre omicidi che avvengono improvvisamente, ma quel che maggiormente conta ne “Il mistero del falco” è la parola, attraverso cui veniamo progressivamente in contatto con la verità.
In un mondo violento e imprevedibile come quello in cui si muove Sam Spade, l’investigatore privato interpretato magistralmente da Humphrey Bogart, occorre sapersi muovere attraverso una serie di compromessi, per cui un buon uso delle parole diventa fondamentale: per ottenere Annex - Bogart, Humphrey (Maltese Falcon, The)_12informazioni, difendersi dall’insistenza della polizia, contrattare sul prezzo e addirittura sulla vita delle persone. Dopo un inizio misterioso, il nucleo del film è costituito dai contrasti verbali e dalle contrattazioni fuorilegge che avvengono tra Sam Spade e gli altrettanto memorabili antagonisti, una coppia di ricchi uomini d’affari che attraverso la recitazione sopra le righe di Sidney Greenstreet e di Peter Lorre assumono tratti davvero caratteristici. Il richiamo al falcone maltese – ovvero al prezioso oggetto del contendere e Annex - Bogart, Humphrey (Maltese Falcon, The)_04causa degli omicidi – a viaggi lontani, Istanbul e crociati, aggiunge al film quel tocco di estetismo tipico dei romanzi d’avventura. Il topos romantico della ricerca infruttuosa di oggetti antichi si inserisce così alla perfezione nella cornice noir della buia metropoli e dei suoi abitanti. Qui Sam Spade è l’unico in grado di muoversi perché, dissimulando attaccamento al vile denaro, riesce a mantenere salda una sua etica che gli consentirà di cavarsela e di raggiungere anche la verità.
Infine, ne “Il mistero del falco” è molto importante anche quello che non si dice. La protagonista femminile, la malinconica e timorosa Miss O’ Shaughnessy (Mary Astor) è infatti un reticolo di reticenze e di omissioni, da cui prende forma la storia con tutti i suoi inganni. E del falcone maltese non resta così altro che un’idea, che assume una valenza metaforica essendo “fatto della stessa materia dei sogni”, proprio come il cinema.

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THE BLACK DAHLIA

DATI TECNICI:

Anno: 2006
Paese di Produzione: Usa, Germania
Genere: Thriller, Drammatico
Regia: Brian De Palma
Interpreti Principali:
Josh Hartnett: Dwight Bleichert
Aaron Ekcart: Lee Blanchard
Scarlett Johansonn: Kay Lake
Hilary Swank: Madaleine Linscott
Mia Kirshner: Elizabeth Short
Fiona Shaw: Ramona Linscott

RECENSIONE (contiene spoiler):

Dall’omonimo romanzo di James Ellroy, De Palma ricostruisce fedelmente la storia di due poliziotti nella Los Angeles degli anni 40′, ispirata dal romanziere al celebre e irrisolto caso reale di cronaca nera riguardo l’omicidio di Elizabeth Short, trovata brutalmente fatta a pezzi in un campo.
black-dahlia-6Brian De Palma in seguito ai capolavori degli anni 80’ci ha abituato a risultati minori, eppure il regista ha il merito di avere esplorato generi diversi tra loro, lasciando tuttavia sempre la propria impronta personale, attraverso il suo stile peculiare.
In questa pellicola De Palma sale in cattedra molto lentamente, possiamo godere del suo marchio di fabbrica soltanto a metà del film, nella scena dell’attentato ad uno dei due poliziotti: ombre 2006_the_black_dahlia_007che appaiono e si dileguano, scale a chiocciola e alta tensione.
Si tratta soltanto di episodi isolati, all’interno di una storia che si fa avvincente molto lentamente, anche se dotati di una certa inventiva. Per esempio, nel mezzo di una scena d’azione, la cinepresa di De Palma stacca improvvisamente salendo lentamente sopra il tetto della casa vicino a cui avviene la sparatoria, mostrandoci una donna che si mette a correre dopo aver ritrovato il cadavere di Elizabeth Short. Attraverso un solo movimento il regista riesce a mostrarci due azioni all’interno di un unico campo visivo, e al tempo stesso in quella che sembrava una banale storia di poliziotti entra in gioco il caso di cronaca nera.
20092.0.570.359La vita dei due agenti di polizia verrà infatti sconvolta dalla brutalità di questo delitto e lo squallore della vicenda, evidenziata prima su nastro dai provini cinematografici a cui la giovane vittima si prestava, e successivamente nell’oscuro finale attraverso un buon montaggio alternato.
Tra i due poliziotti, Josh Hartnett si impegna con buoni risultati nel tratteggiare Dwight Bleichert, diviso tra due donne e tradito da un’amicizia, mentre Aaron Eckhart è forse troppo sopra le righe nella parte dell’irascibile Lee Blanchard, e uscirà di scena molto presto ricomparendo solamente in seguito attraverso alcuni flashback.
Film Title: The Black Dahlia.L’atmosfera, grazie anche alla scenografia e ai costumi, è tipicamente noir, e in una storia del genere non poteva di certo mancare la presenza di due femmes fatales: Scarlett Johansonn nei panni di Kay Lake, ex prostituta moglie del poliziotto e soprattutto Hilary Swank, sorprendentemente perversa nel ruolo di Madeleine Scott, la sosia di Elizabeth Short.
La trama ha un bell’intreccio che viene svelato nel finale, ripagando lo spettatore per la pazienza e, all’interno di una storia così drammatica e passionale, presenta anche un momento di humor nero nella cena presso i ricchi e demenziali parenti di Madeleine Linscott.

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STRADE PERDUTE

DATI TECNICI:

Anno: 1997
Paese di Produzione: Usa, Francia
Genere: thriller, noir
Regia: David Lynch
Interpreti principali:
Bill Pullman: Fred Madison
Patricia Arquette: Renee/Alice
Robert Loggia: Sig. Eddie/ Dick Laurent
Robert Blake: Uomo Misterioso
Balthazar Getty: Pete

RECENSIONE (contiene spoiler):

Precedente al capolavoro “Mulholland Drive”, pur presentando con esso punti in comune – in quanto la storia non è altro che la genesi psicotica della gelosia e del delitto e del sogno come via di fuga per ribaltare eventi già fatalmente compromessi – “Strade perdute” si presenta ancora più visionario e allucinato.
a03Lo capiamo dalla splendida sequenza d’apertura: una strada buia con la segnaletica gialla debolmente illuminata, ci accompagna a velocità folle nella mente di Fred Madison (Bill Pullman), sassofonista che sospetta il tradimento della moglie Renee (Patricia Arquette).
Come sempre capita per i film di Lynch, è difficile riassumerne la trama. Non resta che lasciarsi affascinare dalle immagini rigorose e dalle sequenze oniriche; il mondo di Lynch è l’inconscio segreto in ognuno di noi e le pulsioni sessuali appaiono stilizzate in sequenze degne di memoria, tra amplessi allucinati e snuff movies.
Lost-Highway-david-lynch-11179665-1024-429Sono state date varie interpretazioni all’Uomo Misterioso dalla pelle cadaverica interpretato da Robert Blake. Secondo me, nonostante i modi e i dialoghi bizzarri con cui si manifesta, egli non è altro che la voce della cruda verità che il protagonista tenta di nascondere attraverso il processo psicologico di rimozione su cui si gioca tutto il film e su cui si sviluppa la confusione tra sogno e realtà.
“Non mi piacciono le telecamere, a  me piace ricordare le cose come le ricordo io” afferma Fred. Ed è proprio attraverso delle misteriose videocassette che vengono portate ogni mattina di fronte la casa dei coniugi che veniamo lentamente a contatto con il tremendo crimine commesso da Fred.
Nel buio della notte i corridoi del grazioso e moderno appartamento in cui vivono i due si aprono ad uno spazio d’angoscia tremenda, a fronte della quale Fred si guarda allo specchio in silenzio e Renee esita come sospesa.
Chi di noi non ha mai provato almeno per un istante nella propria vita un tale sentimento profondo di angoscia che si insinua fin dentro ai nostri appartamenti e nelle relazioni famigliari o di coppia?
losthighwaylistSolo con l’apparizione improvvisa a metà film dell’alter ego di Fred, Pete (Baltazhar Getty) riusciamo provvisoriamente ad uscire da questa spirale di follia.
Anche se siamo già nella dimensione del sogno.
Ci pensano poi il boss Dick Laurent (Robert Loggia) e la stessa Patricia Arquette sdoppiata nel ruolo di Alice – alter ego di Renee – a trascinare Pete in un vortice di perversioni e di delitti e a far catapultare lo spettatore nuovamente nello sgomento.
Fino all’apparizione finale di Fred, in un circuito che si chiude sorprendentemente ad incastro ricollegandoci all’inizio del film.
Se il tema principale in Lynch altrove era quello dell’identità, in “Strade perdute” a predominare è soprattutto un sentimento di angoscia che pare proseguire nella mente del protagonista fino alla fine, anche oltre i titoli di coda, sulla stessa macchina dell’autostrada perduta lanciata ormai verso la follia oltre ogni confine.

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SNATCH – LO STRAPPO

DATI TECNICI:

Anno: 2000
Paese di Produzione: Usa, Gran Bretagna
Genere: Azione, Commedia
Regia: Guy Ritchie
Interpreti principali:
Brad Pitt: Mickey O’Neil
Jason Statham: Il Turco
Benicio Del Toro: Frankie Quattro Dita
Stephen Graham: Tommy
Dennis Farina: Abraham “Avi” Denovitz
Vinnie Jones: Pallottola al dente Tony

RECENSIONE (contiene spoiler):

“The Snatch” è una commedia d’azione noir molto intelligente e divertente. Un prodotto fatto per essere consumato sul mercato senza rifletterci molto su : immagini veloci, presentazioni dei personaggi stile fumetti, montaggio Snatchincalzante. Ma il tutto non si riduce ad un mero videoclip e le battute del film sono memorabili. Al contrario di altri contemporanei noir più conclamati, “The Snatch” fa ridere e divertire per davvero.  Il merito è sicuramente dello humor inglese del regista Guy Ritchie. In secondo luogo gli interpreti: Jason Statham e Stephen Graham agli esordi, un Benicio del Toro che si fa subito ammazzare ma che rimane nella memoria, e soprattutto un divertentissimo Brad Pitt nei panni di un incomprensibile e furbo zingaro dedito alla boxe clandestina.
snatch-ourheroesLa trama: una classica storia con al centro un classico furto di diamanti viene trasformata in una vera e propria action-comedy con una serie di vorticosi colpi di scena.
Le sequenze che rimarranno nella memoria: due truffatori alle prese con un cane che ha ingoiato il diamante, il monologo grottesco del boss sull’amore nei confronti dei maiali da allevamento (da lui usati per eliminare i cadaveri) e il monologo al fulmicotone del duro Vinnie Jones che fa scappare a gambe levate i tre buffi killers che erano venuti per ucciderlo.
Ciò che rende il film divertente e originale è sicuramente l’aspetto multietnico; tutti i personaggi sono dipinti in modo irriverente diventando quasi dei prototipi: ci sono i tre neri stupidi, l’avido ebreo, il russo ubriacone, gli zingari furbi. E nell’Inghilterra multietnica e violenta dipinta da Ritchie in questo film tutti i protagonisti hanno una serie di nomi divertentissimi: Turco, Testarossa, Lametta, Pallottola al dente, Quattro dita.

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LE IENE

DATI TECNICI:

Anno: 1992
Paese di Produzione: Usa
Genere: Noir, Drammatico
Regia: Quentin Tarantino
Interpreti principali:
Harvey Keitel: Mr. White
Tim Roth: Mr. Orange
Michael Madsen: Mr. Blonde
Steve Buscemi: Mr. Pink
Chris Penn: Eddie il bello
Lawrence Tierney: Joe Cabot

RECENSIONE (contiene spoiler):

Tra la filmografia di un regista forse troppo sopravvalutato ma decisamente geniale come Quentin Tarantino
fa eccezione la sua opera prima, “Le iene”, il vero capolavoro del regista.
In questo film è già presente la struttura concentrica e a capitoli tipica di molte storie scritte da Tarantino.
I dialoghi sfiorano il non sense, ma sono ancora divertenti come nella sequenza della scelta dei nomi, oppure nella memorabile scena del gabinetto pubblico.
La violenza – particolare importante per un regista che fa di essa la sua cifra stilistica – non viene mai esplicitamente rappresentata: nella scena del taglio dell’orecchio la telecamera si allontana di colpo dopo avere mostrato il sadico balletto di Michael Madsen.
Addirittura la sparatoria finale non viene neppure mostrata: si odono solamente le voci dei poliziotti e si sente la fuga di Mr Pink, poi tutto si chiude, come un pungo nello stomaco, in un tragico zoom sul volto di Harvey Keitel.
Sono questi piccoli particolari, oltre alla memorabile entrata in scena dei personaggi e alla trovata dei killer senza nome, che fanno de “Le Iene” un film noir unico.
I personaggi sono tutti molto credibili; al contrario dei film successivi, non sono ancora rappresentati come dei “fumetti”: Harvey Keitel è un “duro” incisivo, Michael Madsen un silenzioso pazzoide, lo straordinario Tim Roth un uomo che soffre veramente e resta per quasi tutta la pellicola con un proiettile nello stomaco, mentre a Steve Buscemi è affidata la parte comica.
Tutti i personaggi sono realistici ed hanno un’anima; la stessa storia ha un classico impianto da film noir, dove c’è tensione vera: la rapina andata a male e la spartizione del bottino nello squallido magazzino dove si scopre la presenza di un traditore nella banda.
Tarantino rielabora il genere, grazie all’uso sapiente dei flash-back e dei dialoghi, alla trovata di svolgere l’intero film in uno spazio ristretto e coinvolgendo solo un numero limitato di attori, e così realizza il suo primo e vero capolavoro.