TEOREMA

DATI TECNICI:

Anno: 1968
Paese di Produzione: Italia
Genere: Drammatico
Regia: Pier Paolo Pasolini
Interpreti Principali:
Terence Stamp: L’Ospite
Massimo Girotti: Paolo
Silvana Mangano: Lucia
Anne Wiazemsky: Odetta
Laura Betti: Emilia
Andrés Jose Cruz Soublette: Pietro
Ninetto Davoli: Angelo

RECENSIONE (contiene spoiler):

Con “Teorema” Pasolini tenta di penetrare nei tessuti psicologici e sociali di una famiglia borghese milanese.
Per un artista maggiormente abituato al contatto con il sottoproletariato urbano o con la terra contadina, tale rapporto appare difficile da realizzarsi. “Teorema” rappresenta anche questo, una sorta di schizofrenia da cui Pasolini stesso era affetto in primo luogo come scrittore e come persona. I suoi film sono del tutto impregnati tumblr_mk9xe6daRW1s6p8hzo1_400dall’amore viscerale al limite della patologia nei confronti del “popolo”, ed è proprio quest’autenticità e questa passione a costituire la pregevole poesia del cinema del regista. Considerando la particolarità e l’estrema complessità di “Salò”, “Teorema” appare così l’unico film “borghese” di Pasolini. Basti pensare al fatto che gran parte della storia è ambientata all’interno di una villa e che protagonista assoluta del film è una Milano motore dell’Italia industriale degli anni ’60.
L’odio viscerale dell’autore nei confronti dei borghesi rende perciò le figure dei quattro componenti della famiglia al limite dello stereotipo, tracciato seguendo l’ideologia del regista. Essi non rappresentano altro che delle idee o meglio l’incarnazione degli aspetti più meschini della quotidianità borghese: la vacuità (la moglie), l’avidità tumblr_n9atp42wPE1s5gu6jo4_1280(il marito), il fanatismo nei confronti della famiglia (la figlia) e la leggerezza che spesso si confonde con ignoranza (il figlio). Così, malgrado la coppia dei genitori, formata da Massimo Girotti e Silvana Mangano, sia di grande qualità dal punto di vista recitativo, Pasolini non riesce a sfruttarne appieno le personalità stereotipizzate. Ma è proprio questo aspetto ideologico su cui si regge l’intero impianto del film, a partire dalle stupende sequenze iniziali che inquadrano le vuote fabbriche del freddo settentrione italiano, e le scene che ritraggono la scialba quotidianità della famiglia in un’opaco e spento bianco e nero.
Tutto ciò è infatti necessario per introdurre il tema principale della storia: l’arrivo nella famiglia di un ragazzo, un silenzioso ma carismatico studente di ingegneria appassionato di poesie, interpretato da un efficace Terence Stamp. Lo Straniero entra subito nel cuore della famiglia facendo innamorare di lui ciascuno dei suoi membri, e intrattenendo rapporti sessuali ed omosessuali con tutti i suoi componenti.
Teorema_-_PasoliniLa prima e più pregevole parte del film è perciò incentrata sulla figura dello Straniero come Altro, a fronte di cui ogni quotidiana ed egocentrica certezza si sgretola per lasciare spazio a una nuova e inaspettata umanità. La figura dello Straniero ha un che di epifanico e sacrale, l’amore che egli dà e che riceve è senza alcuna ragione e proprio in quanto tale diviene emblema dell’assoluto. Da un punto di vista cinematografico, il tema dell’alterità si fa spazio attraverso un uso fondamentale della luce, attraverso cui il regista riesce ad esprimere pregevolmente un forte impatto naturalistico anche all’interno di enormi e moderne case e di squallide periferie industriali. Improvvisamente, verso la metà del film, e sempre senza alcuna ragione, lo Straniero viene richiamato a casa da una lettera. I componenti della famiglia subiranno così un drastico abbandono a fronte del quale ciascuno reagirà in maniera differente. Il sorriso di Terence Stamp al momento dell’addio, accompagnato dal Requiem di Mozart come sottofondo musicale, si trasforma dunque in qualcosa di demoniaco, che lascia le persone che ha così intensamente amato ad 5337075288_6469283706una nuova terribile solitudine. Nella sostanza, tale isolamento non differisce in nulla dallo stile di vita privo di relazioni umane autentiche che la famiglia precedentemente intratteneva. L’aspetto lacerante è proprio la coscienza di tale inautenticità che viene lasciata a ciascuno dei membri della famiglia, unitamente a una nuova ricerca di quell’alterità che li aveva colpiti; una ricerca però disperata e senza speranza.
A discapito del tema che potrebbe subire derive “pruriginose” e malgrado le censure per oscenità che l’Italia bigotta dell’epoca attribuì al film, in “Teorema” è del tutto assente l’aspetto provocatorio e scandalistico che spesso anima il cinema di Pasolini. Viaggiamo piuttosto al confine tra il sacro e l’ideologia, come indicano le frammentarie inquadrature di deserti biblici e la figura della serva contadina Emilia interpretata da un’ottima Laura Betti. E’ proprio nell’unicità di questo personaggio, che si discosta dal profilo psicologico degli altri protagonisti, che l’approccio di Pasolini si fa surreale, offrendosi però anche al rischio di una deriva patetica.

teorema+pasolini

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IL SEME DELL’UOMO

DATI TECNICI:

Anno: 1969
Paese di Produzione: Francia, Italia
Genere: Grottesco, Fantascienza distopica
Regia: Marco Ferreri
Interpreti principali:
Anne Wyazemsky: Dora
Marco Margine: Cino
Annie Giradot: Donna straniera

RECENSIONE (contiene spoiler):

Un film che presenta un aspetto fantascientifico ambientato nell’Italia degli anni ’60 può già di per sé risultare paradossale.
Aggiungiamoci il fatto che la storia è ideata e diretta da Marco Ferreri, regista marxista ossessionato dagli aspetti contraddittori della cultura capitalista (cibo e sessualità femminile in primis): il risultato non può che essere ambiguo e discordante.
MarcoFerreri-IlsemedelluomoLasem-4 (1)La storia raccontata è quella di una giovane coppia, formata da Cino e Dora. Mentre le notizie riportate dal telegiornale di un autogrill parlano di una misteriosa peste che sta decimando la popolazione, i due ragazzi intraprendono un viaggio in autostrada e si trovano improvvisamente di fronte a uno scenario apocalittico. La catastrofe non viene però mostrata se non attraverso un improvvisato e scarno campo medico e un assordante sottofondo di misteriosi rumori elettronici.
Non viene inoltre data nessuna ragione delle misure di quarantena prese dai fantomatici uomini del governo e i protagonisti si affidano ai loro ordini senza pretendere alcuna spiegazione.
2PrqYI due verranno così portati su uno sperduto lembo di terra (forse un’isola?) dove si svolge l’intera storia.
Ora, la scenografia mancava forse di un budget necessario per affrontare una prospettiva simile, ma i risultati, anche nella successiva visita dei soldati che giungono a cavallo sull’isola sperduta in cui i due si ritrovano troppo presto catapultati, hanno un effetto davvero kitsch e imbarazzante.
Ovviamente possiamo soprassedere a tutto ciò di fronte all’intento critico del regista, che si dimostrerà nel corso del film.
Però, se l’incipit della storia intende descrivere uno scenario catastrofico, la fantascienza distopica all’italiana di Ferreri avrebbe forse potuto essere realizzata tecnicamente almeno un po’ meglio.
Nell’incrocio tra elementi futuristici e attuali emergono spogli e naturali i secondi. In questo caso la cinepresa di Ferreri riesce ad immortalare molto bene e anche poeticamente l’esilio forzato a cui i due giovani sono costretti.
MarcoFerreri-IlsemedelluomoLasem-2Merito anche dell’ambientazione: la casa in cui i protagonisti soggiornano è il Forte di Macchiatonda a Capalbio e lo specchio di terra in cui i due si trovano abbandonati è il bellissimo mare di Toscana (è sempre bello quando il cinema omaggia le bellezze naturali e artistiche che il nostro paese non riesce a tutelare in altri modi).
Detto dei pro e dei contro della scenografia e del contesto, passiamo alla storia raccontata da “Il seme dell’uomo”.
Nell’atmosfera grottesca e di irreale sospensione in cui i protagonisti vivono assistiamo alle vicende della coppia, profondamente unita in ogni occasione al di fuori della necessità o meno di concepire un figlio.
Cino affronta la calamità con uno sguardo sereno sul futuro ed entusiasta rispetto le possibilità della scienza, Dora ha invece un carattere più introverso e sfiduciato.
Per l’uomo la natura presenta un carattere buono, quasi materno: studia con passione libri sui suoi segreti e corre nudo sulla spiaggia (emblematica la scena in cui ha una sorta di simbolico amplesso con una sagoma femminile costruita nella sabbia).
semencedelhomme03La donna rappresenta invece il lato più cruento della natura e al tempo stesso quello più vero (sarà lei infatti a fare a pezzi in un campo una donna straniera di cui Cino si era invaghito, per servire poi le sue carni a tavola all’ignaro uomo).
Cino è ingenuamente ligio agli ordini impartiti dal governo e dai suoi emissari e sottolinea più volte che procreare, anche in una situazione di estrema calamità come quella descritta, è un dovere.
Dora si domanda invece più praticamente sul diritto di concepire un figlio in un mondo che, come dimostrano le immagini di distruzione globale trasmesse dalla televisione, non ha proprio nessun futuro.
Il film – come suggerisce il titolo – si gioca tutto e principalmente su questa dicotomia finale, risultando in certi punti banale. Meglio dei dialoghi (doppiaggio impietoso) sono invece i silenzi grotteschi sulla spiaggia e nella casa.
Infine il film si regge molto sull’interpretazione dei suoi protagonisti, un Marco Margine che non rivestì più altri ruoli al cinema, ma molto efficace nei panni dell’entusiasta scienziato, e l’ottima Anne Wiazemsky – specializzata invece in ruoli femminili nel cinema d’autore e un po’ di nicchia di quegli anni -.
Inutile dire che il finale sarà irriverente e grottesco.
Come inutile è il seme dell’uomo secondo il regista, così lo sono le raccolte di oggetti quotidiani che Cino vuole salvare dalla catastrofe. Il nichilismo di Ferreri giunge così all’apice in una situazione in cui il capitalismo è alla sua fase terminale e rigetta l’uomo nel mito del buon selvaggio quando la speranza è ormai finita.

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