YOUNG GUNS – GIOVANI PISTOLE

DATI TECNICI:

ANNO: 1998
Paese di Produzione: Usa
Genere: Western
Regia: Christopher Cain
Interpreti Principali:
Emilio Estevez: Billy The Kid
Charlie Sheen: Richard Brewer
Kiefer Sutherland: Doc Scurlock
Terence Stamp: John Tunstall
Jack Palance: Lawrence G. Murphy
Terry O Queen: Alexander Mc Sween

RECENSIONE (contiene spoiler):

Il cinema western negli anni 80′ e in parte degli anni 90′ era un genere ormai morto e sepolto, tanto che la sua resurrezione negli anni 2000 ha dello straordinario. Collocandosi a cavallo tra le due decadi, “Young Guns” non fa eccezione: pessima scenografia, sceneggiatura senza pathos e colonna sonora da videoclip.
llVClV0i94ELiR9dO47fJkPwbq6I punti a favore per il film di Christopher Cain sono sostanzialmente due: il fascino eterno della storia di Billy The Kid e il cast corposo.
Le gesta di William Bonney vengono raccontate abbastanza fedelmente e se lo spettacolo ne risente la storia ci guadagna. La ricostruzione della guerra del bestiame nella contea di Lincoln, veritiera e dettagliata, è arricchita da una serie di aneddoti sulla figura carismatica di Billy The Kid, a cavallo tra scanzonato bounty killer e capo squadra di una banda di improvvisati giustizieri.
46678219La storia procede linearmente dall’incontro di Billy con il proprietario terriero e benefattore John Tunstall, il suo successivo assassinio, la spirale di vendette e di omicidi, la fuga di Billy e dei suoi compagni fino all’assedio finale degli avversari.
Ci si sofferma molto sul rapporto paterno che intercorre tra Tunstall e i suoi cowboys che al pari Billy, sono stati presi dalla strada e fatti diventare qualcuno, e sul rapporto di fraterna amicizia tra i componenti del gruppo di cowboys.
YOUNG GUNSCome detto il cast è notevole: tra i compagni di avventura di Billy The Kid ci sono due figli di grandi attori come Charlie Sheen e Kiefer Sutherland, l’inglese Terence Stamp è perfetto nel ruolo di Tunstall mentre Jack Palance svolge il suo compitino di cattivo della situazione in maniera banale (come insensata è la storia d’amore tra Kiefer Sutherland e una giovane cinese ricattata ed ostaggio di Palance). Alla fine il personaggio più odioso e detestabile del cast è Emilio Estevez (altro figlio di Martin Sheen), che interpreta proprio Billy the Kid come un estroverso ed istrionico pistolero dalla risata isterica.

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TOMBSTONE

DATI TECNICI:

Anno: 1993
Paese di Produzione: Usa
Genere: Western
Regia: George Pan Cosmatos
Interpreti principali:
Kurt Russel: Wyatt Earp
Val Kilmer: Doc Holliday
Sam Elliot. Virgil Earp
Bill Paxton: Morgan Earp
Powers Boothe: Curly
Michael Biehn: Johnny Ringo

RECENSIONE (contiene spoiler):

Il leggendario duello all’Ok Corral è stato protagonista di molti libri e di celebri film western.
In questo “Tombstone” George Pan Cosmatos decide di attenersi molto alla realtà dei fatti, descrivendo minuziosamente le personalità dei protagonisti della vicenda, Wyatt Earp e Doc Holliday.
TOMBSTONEIl punto a favore del film è dunque la verosimiglianza fisica e il grande impegno messo in campo dagli attori che hanno impersonato i due eroi: Kurt Russel – un Wyatt Earp legnoso e a tratti cattivo – e soprattutto Val Kilmer – un Doc Holliday febbricitante, freddo e al tempo stesso scanzonato.
Pur essendo molto coerente con la realtà, “Tombstone” non lesina però sull’impatto emotivo e sull’avventura: d’altronde siamo nel vecchio West. E già prima del celebre duello assistiamo alle orde inferocite dei cowboys e in seguito a numerose altre sparatorie. Che non aggiungono nulla dal punto di vista dello spettacolo e dell’innovazione registica, come avvenne in altri film western, ma che rappresentano ulteriori tasselli per una ricostruzione storica fedele della vita di frontiera.
maxresdefaultDel celebre duello che ha dato il titolo ad altri film e che vede contrapposti i fratelli Earp e Doc Holliday ai cowboys di Clanton e Johnny Ringo, resta solo una breve sparatoria priva di poesia al centro del film: così andarono i fatti.
E’ molto interessante invece il proseguimento del racconto, perché “Tombstone” non raggiunge il suo apice nel duello, bensì si sofferma sui criminosi avvenimenti che accaddero in seguito.
Una spirale di violenza e di vendette in cui è difficile distinguere i buoni dai cattivi e dove lo stesso eroe della situazione, Wyatt Earp, si ritrova dapprima esiliato e poi a capo di una banda di giustizieri e sotto la stella da sceriffo non persegue altro che una vendetta personale.
Restano quindi nella memoria le atmosfere notturne in cui avvengono gli attentati ai danni dei fratelli Earp, il giuramento disperato di vendetta da parte di Wyatt Earp, e soprattutto la fine commovente della storia di Doc Holliday.

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IL MUCCHIO SELVAGGIO

DATI TECNICI:

Anno: 1969
Paese di produzione: Usa
Genere: Western
Regia: Sam Peckinpah
Interpreti principali:
William Holden: Pike Bishop
Ernest Borgnine: Dutch
Robert Ryan: Deke Thorton
Warren Oates: Lyle Gorch
Ben Johnson: Tector Gorch

RECENSIONE (contiene spoiler)

Sam Peckinpah è stato il regista della violenza (non per niente era soprannominato “Bloody Sam”) e il “Mucchio selvaggio” non è solo un capolavoro del cinema western, ma l’esposizione migliore della sua poetica.
Quando si pensa a questo film si pensa inevitabilmente alle scene di violenza contenute nel massacro finale di Agua Verde, un vero capolavoro tecnico: 12 giorni e 10000 finte pallottole per terminare la scena, che si svolge in soli cinque minuti che da soli valgono l’intero film.
Wild 2 ShotUna storia che scorre lenta, alternando momenti di quiete, allegria e fraternità tra i quattro protagonisti (dei fuorilegge braccati verso il Messico) e tre scene memorabili di sparatorie incredibili (oltre il massacro finale, la scena iniziale della rapina alla banca e quella centrale della rapina al treno).
In cinque minuti tutta l’estetica di Sam Peckinpah: centinaia di inquadrature e di ralenti, formano un mosaico dove il breve tempo della sparatoria diventa epico ed infinito. Sembra quasi che i corpi realistici dei protagonisti nella polvere e nel sangue, crivellati di colpi e di pallottole formino un ballo epico ed entrino nella leggenda.
Sam Peckinpah ha sempre inteso rappresentare la violenza nei suoi film, per mostrare come il mondo sia cattivo e senza speranza. Il ballo nella polvere della sparatoria, il coraggio e la morte dei quattro protagonisti (quattro contro 200 soldati messicani!) sembra quasi redimere questo mondo dove (citazione dal film) “Il sogno di tutti, anche dei peggiori di noi, è quello di tornare bambini”.

I quattro fuorilegge sono individui senza scrupoli, sanno come va il mondo dominato dall’unica regola della sopravvivenza, ma alla fine compiono un gesto romantico cercando la morte per salvare un loro amico.
E in fondo dietro tutta questa violenza è evidente il romanticismo di Peckinpah: tutti i suoi film sono infatti costellati di uomini selvaggi e di prostitute disilluse, ma anche di volti scarni di vecchie messicane e di gruppi di bambini o bambini con le madri, immortalati in brevi inquadrature e fotografie quasi documentaristiche. Una sorta di nostalgia e di tenerezza verso quel mondo incantato accompagna quindi le gesta violente degli uomini.
Che qua hanno i volti segnati di due classici interpreti del vecchio cinema americano: il divo drammatico William Holden e il celebre caratterista Ernest Borgnine; volti segnati e preoccupati, ma capaci anche di ridere insieme agli altri protagonisti, i selvaggi fratelli Gorch (tra cui un bravissimo Warren Oates, pupillo del regista).
Per quanto riguarda la trama, il film si evolve come una classica storia western: con i fuorilegge che vengono ingannati dopo un colpo ad una banca, la conseguente fuga in Messico dove vengono arruolati nelle file del sanguinario generale Mapachi (di notevole interesse anche l’affresco antropologico della vita all’interno del villaggio messicano) per il quale rubano dei fucili, fino al finale in cui i quattro decidono di andare incontro al loro destino in modo quasi fatalistico, per salvare un loro compagno che aveva venduto una cassa di armi ai ribelli contadini che lottavano contro il Generale.