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IL PIANISTA

DATI TECNICI:

Anno: 2002
Paese di Produzione: Regno Unito, Francia, Germania, Polonia
Genere: Storico, Drammatico
Regia: Roman Polanski
Interpreti Principali:
Adrien Brody: Wladyslaw Szpilman
Thomas Kretschmann: Capitano Hosenfeld
Ed Stoppard: Henrik
Frank Finlay: Il padre
Maureen Lipmann: La madre

RECENSIONE (contiene spoiler):

In parte autobiografico (l’infanzia ebraica del regista nel ghetto) e in parte biografico (la storia vera del protagonista,Wladyslaw Szpilman ) , “Il pianista” di Roman Polanski si immerge nel periodo più buio della storia europea, narrandoci il dramma della Shoah. ùSiamo ben lontani dallo Spielberg di “Schindler’s list” e dal rischio hollywoodiano di ridurre ogni aspetto della vicenda ad una distinzione manichea tra bene e male.
Nel protagonista, interpretato magistralmente da Adrien Brody, è assente infatti qualunque tipo di eroismo. Mentre all’inizio del film, con la persecuzione nazista già in corso, lo vediamo distratto da sterili sogni d’amore, mano a mano che gli eventi precipitano si trova suo malgrado costretto ad essere nient’altro che una preda impaurita.
the_pianist_2002_celebrating_new_yearsIl paradosso è che sarà proprio la sensibilità artistica del protagonista a salvarlo anche nelle situazioni più tragiche, lasciando all’amore del pianista per la musica – sempre presente, anche nella sua assenza e nella sua impossibilità di essere eseguita – un messaggio di vera poesia e di profonda speranza.
La narrazione delle vicende del protagonista procedono di pari passo con una minuziosa ricostruzione storica delle vicende vissute dalla città di Varsavia durante l’invasione nazista , attraverso piccole scene di vita quotidiana (gli stratagemmi per ottenere un po’ di cibo, le armi lanciate di nascosto dall’altra parte del muro del ghetto) e tramite grandi affreschi di un’epopea storica come nella scena dell’evacuazione del ghetto e della deportazione Screenshot - 2_24_2013 , 11_56_36 PMdegli ebrei; sequenze che lasciano il segno e che tolgono il fiato grazie al realismo della fotografia. Il regista è capace di regalarci emozionanti prospettive come quando Brody scavalca un muro e la cinepresa ci mostra progressivamente la devastazione della città completamente ridotta in macerie.
Della Shoah Polanski ci mostra la progressiva disumanizzazione delle vittime, osservando le crudeltà dei carnefici con una certa distanza (gran parte delle scene di omicidi e di guerra sono viste dal protagonista dall’alto di finestre che danno sulla strada), tratteggiando vagamente anche punti di vista molto diversi tra loro (l’ebreo che ha perso la fede in dio, il proletario socialista, l’ufficiale nazista disilluso verso la propria causa), ma non abbandonando mai la prospettiva del pianista, perennemente in fuga dal pericolo.
The Pianist Warsaw PolanskiNella denuncia della disumanizzazione e della ghettizzazione, insieme a Brody anche gli appartamenti e i svariati rifugi di cui egli si serve sono i protagonisti della storia. Anche all’interno di questo affresco storico tornano così i luoghi cari al cinema di Polanski: lo spaesamento dell’emarginato errante, il valore affettivo nei confronti degli oggetti quotidiani, il calore di una casa costantemente minacciato dall’esterno, fino alla progressiva alienazione del suo abitante.

Il_pianista_(2002)

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