Pubblicato il

OUTRAGE

DATI TECNICI:

Anno: 2010
Paese di Produzione: Giappone
Genere: Gangster
Regia: Takeshi Kitano
Interpreti principali:
Takeshi Kitano: Otomo
Ryo Kase: Ishihara
Fumiyo Kohinata: Kataoka
Renji Ishibashi: Murase
Jun Kunimura: Ikemoto
Hideo Nakano: Kimura

RECENSIONE (contiene spoiler):

“Outrage” è uno yakuza movie privo della poesia delle prime opere di Kitano, ma un gangster di genere, duro e puro.
Lo stile è volutamente asciutto e freddo, i vari personaggi non hanno sfaccettature psicologiche, ma rivestono solamente un ruolo, corrispondente al loro grado nella scala gerarchica del clan Sanno.
outrage-yakuza1Emblematiche le riprese iniziali, dove la regia pur sempre accurata di Kitano si sofferma sulle prestigiose automobili scure appartenenti agli uomini della Yakuza, come a voler rimarcare la disumanizzazione dei protagonisti della vicenda, nient’altro che macchine di serie in coda una dietro l’altra. Uno stile cupo e dalle tonalità quasi dark che tende a spersonalizzare i personaggi protagoisti e che si riverbererà nel corso del film riesplodendo nel finale, ma lasciandoci solo un paio di sequenze davvero degne di nota.
La storia di “Outrage” non è altro che quella delle ritorsioni, doppi giochi e vendette che portano all’esplosione della guerra all’interno del clan mafioso. Rispetto alle altre opere del regista, la sceneggiatura dunque non è nulla di particolare e niente di originale, e l’ultima mezz’ora assistiamo ad una catena silenziosa di attentati e di outrage-_3omicidi ad un ritmo forsennato.
Già precedentemente Kitano aveva indugiato su dettagli cruenti (i tagli delle dita imposti come punizioni ad un certo punto non si contano più). D’altronde lo stesso regista ha ammesso di avere prima immaginato i metodi delle brutali esecuzioni che avvengono all’interno del film, e solo successivamente ha pensato ad impostare una storia vera e propria.
In mezzo a questa continua carneficina in cui veniamo trasportati un senso però sembra apparire. Nella narrazione di “Outrage” non c’è un personaggio che prevalga realmente sull’altro, tutto è un grande racconto corale in cui le pedine si scambiano continuamente, come una scacchiera i cui pezzi vengono progressivamente mangiati o sostituiti. Lo spettatore risulta così travolto da questo meccanismo che diventa improvvisamente un gioco senza regole, all’interno di un mondo dominato da regole ferree come quello yakuza, mentre il finale beffardo ci lascia presagire che anche se sono cambiati i ruoli tutto è ricominciato sfacciatamente da capo.
02OUTRAGE_SPAN-articleLargeIl gusto di Kitano per il gioco fine a se stesso appare dunque all’interno di questo vortice, pur senza la bellezza poetica caratteristica delle sue opere e senza i dialoghi e le battute sarcastiche che contraddistinguono lo humor del regista.
Gli unici momenti leggeri di questo film sono condensati nella tragicomica figura di un americano di colore in affari con gli uomini della yakuza, attraverso cui Kitano sembra volersi beffare del cinema gangster americano, a fronte del quale la cattiveria dei suoi gangsters giapponesi appare senza limiti.

5529_4

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...