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GOODBYE, LENIN!

DATI TECNICI:

Anno: 2003
Paese di Produzione: Germania
Genere: Commedia, Storico
Regia: Wolfgang Becker
Interpreti Principali:
Daniel Bruhl: Alexander Kerner
Katrin Sass: Christiane Kerner
Culpan Nailevna Chamatova: Lara
Florian Lukas: Denis Domaschke

RECENSIONE (contiene spoiler):

Berlino Est, 1978. Nella sequenza d’apertura di “Goodbye, Lenin!”, accompagnati da una musica struggente, spezzoni di vita familiare con i suoi drammi umani si alternano con il dramma storico di una nazione, la Germania dell’Est, facente parte del blocco comunista; allontanamenti di genitori e crescite di figli si compenetrano con gli indottrinamenti ma anche con i grandi sogni dell’ideologia sovietica.
good_bye_lenin_photoIl giovane Alex si accorge col passare del tempo che sognare di diventare un astronauta per innalzare la gloria socialista nello spazio non corrisponde alla realtà dei fatti.
Lo stesso non si può dire per sua madre, sinceramente affezionata alla causa politica a cui aderisce con passione, altruismo e grande fermezza.
Passa il tempo e siamo nel 1989. Quando la madre vede il figlio ad una manifestazione contro il regime socialista, la donna ha un infarto e cade in coma.
Le camionette della polizia avanzano minacciose mentre il figlio viene arrestato assieme ai manifestanti e la madre giace per terra esanime. Può sembrare l’incipit di un film drammatico.
Ma non è affatto così. Perché, dopo la caduta del muro di Berlino, la madre di Alex si risveglia dal coma e il figlio, per non procurare un ulteriore shock alla sua salute cagionevole, decide di nasconderle il grande capovolgimento storico avvenuto in un lasso di tempo così breve.
La trovata può sembrare di per sé banale, ma Wolfgang Becker riesce ad allestire sulla base di questo semplice artificio narrativo una commedia divertente e intelligente che si esplica attraverso una serie costante di imprevisti e situazioni esilaranti.
Alex si trova infatti costretto a costruire un mondo che non c’è più, inventandosi continuamente il passato contro cui pure egli stesso aveva protestato.
good-bye-lenin13rRiusciamo così a comprendere come l’economia capitalista sia in grado di spazzare via totalmente un mondo, con tutti i suoi schemi mentali consolidati ma anche con tutte le sue abitudini e tradizioni. La discrasia con il passato è evidente sotto ogni punto di vista: dai vestiti ai prodotti alimentari ormai figli della globalizzazione, il film realizza un’indagine sociologica attraverso gli oggetti dell’estetica quotidiana e i loro mutamenti nel tempo.
E’ chiaro che col passare dei giorni sarà sempre più difficile per Alex nascondere il segreto e al tempo stesso egli dovrà affinare ancora di più il suo ingegno. Così, per esempio, quando la madre costretta a letto a casa chiederà una televisione, il figlio (venditore di parabole satellitari) realizzerà su misura i servizi al telegiornale avvalendosi degli archivi propagandistici del passato e della collaborazione del collega per creare dei veri e propri falsi storici. E così via, fino al finale che ci riserva due sorprese.
Da un lato scopriamo la verità sulla storia della madre di Alex, che rivela il lato più oscurantista ed avverso alla libertà del socialismo.
D’altro canto ci rendiamo conto che la testardaggine e la passione di Alex unite all’amore per la propria madre, sono riuscite a creare una sorta di microcosmo parallelo, in cui il socialismo assume un aspetto più umano al punto di aprire le porte agli altri.
goodbye-leninLa chicca finale, quando ci si renderà conto dell’impossibilità di coprire una verità così grande, sta nella rielaborazione stessa del concetto di “caduta del muro”: nei falsi servizi giornalistici creati da Alex sono gli stessi abitanti di Berlino Ovest a provocare la caduta del muro, attratti dalla libertà promessa dal regime socialista e disgustati dallo stile di vita capitalista.
Ottimi gli attori e soprattutto i protagonisti – il bravissimo David Bruhl nei panni di Alex e l’intensa Katrin Sass nel ruolo della madre – “Goodbye, Lenin!” è una commedia che oltre ad essere uno degli incassi maggiori del cinema tedesco degli ultimi decenni, ci porta a riflettere sulla storia: se non vuole sconfessare se stessa e i suoi sogni, essa dovrebbe essere in primo luogo impegno e costruzione.
Come Alex riesce a costruire una società che non c’è più, il messaggio è che ciascuno di noi, solo volendo, potrebbe realizzare qualunque cosa.

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