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IL SEME DELL’UOMO

DATI TECNICI:

Anno: 1969
Paese di Produzione: Francia, Italia
Genere: Grottesco, Fantascienza distopica
Regia: Marco Ferreri
Interpreti principali:
Anne Wyazemsky: Dora
Marco Margine: Cino
Annie Giradot: Donna straniera

RECENSIONE (contiene spoiler):

Un film che presenta un aspetto fantascientifico ambientato nell’Italia degli anni ’60 può già di per sé risultare paradossale.
Aggiungiamoci il fatto che la storia è ideata e diretta da Marco Ferreri, regista marxista ossessionato dagli aspetti contraddittori della cultura capitalista (cibo e sessualità femminile in primis): il risultato non può che essere ambiguo e discordante.
MarcoFerreri-IlsemedelluomoLasem-4 (1)La storia raccontata è quella di una giovane coppia, formata da Cino e Dora. Mentre le notizie riportate dal telegiornale di un autogrill parlano di una misteriosa peste che sta decimando la popolazione, i due ragazzi intraprendono un viaggio in autostrada e si trovano improvvisamente di fronte a uno scenario apocalittico. La catastrofe non viene però mostrata se non attraverso un improvvisato e scarno campo medico e un assordante sottofondo di misteriosi rumori elettronici.
Non viene inoltre data nessuna ragione delle misure di quarantena prese dai fantomatici uomini del governo e i protagonisti si affidano ai loro ordini senza pretendere alcuna spiegazione.
2PrqYI due verranno così portati su uno sperduto lembo di terra (forse un’isola?) dove si svolge l’intera storia.
Ora, la scenografia mancava forse di un budget necessario per affrontare una prospettiva simile, ma i risultati, anche nella successiva visita dei soldati che giungono a cavallo sull’isola sperduta in cui i due si ritrovano troppo presto catapultati, hanno un effetto davvero kitsch e imbarazzante.
Ovviamente possiamo soprassedere a tutto ciò di fronte all’intento critico del regista, che si dimostrerà nel corso del film.
Però, se l’incipit della storia intende descrivere uno scenario catastrofico, la fantascienza distopica all’italiana di Ferreri avrebbe forse potuto essere realizzata tecnicamente almeno un po’ meglio.
Nell’incrocio tra elementi futuristici e attuali emergono spogli e naturali i secondi. In questo caso la cinepresa di Ferreri riesce ad immortalare molto bene e anche poeticamente l’esilio forzato a cui i due giovani sono costretti.
MarcoFerreri-IlsemedelluomoLasem-2Merito anche dell’ambientazione: la casa in cui i protagonisti soggiornano è il Forte di Macchiatonda a Capalbio e lo specchio di terra in cui i due si trovano abbandonati è il bellissimo mare di Toscana (è sempre bello quando il cinema omaggia le bellezze naturali e artistiche che il nostro paese non riesce a tutelare in altri modi).
Detto dei pro e dei contro della scenografia e del contesto, passiamo alla storia raccontata da “Il seme dell’uomo”.
Nell’atmosfera grottesca e di irreale sospensione in cui i protagonisti vivono assistiamo alle vicende della coppia, profondamente unita in ogni occasione al di fuori della necessità o meno di concepire un figlio.
Cino affronta la calamità con uno sguardo sereno sul futuro ed entusiasta rispetto le possibilità della scienza, Dora ha invece un carattere più introverso e sfiduciato.
Per l’uomo la natura presenta un carattere buono, quasi materno: studia con passione libri sui suoi segreti e corre nudo sulla spiaggia (emblematica la scena in cui ha una sorta di simbolico amplesso con una sagoma femminile costruita nella sabbia).
semencedelhomme03La donna rappresenta invece il lato più cruento della natura e al tempo stesso quello più vero (sarà lei infatti a fare a pezzi in un campo una donna straniera di cui Cino si era invaghito, per servire poi le sue carni a tavola all’ignaro uomo).
Cino è ingenuamente ligio agli ordini impartiti dal governo e dai suoi emissari e sottolinea più volte che procreare, anche in una situazione di estrema calamità come quella descritta, è un dovere.
Dora si domanda invece più praticamente sul diritto di concepire un figlio in un mondo che, come dimostrano le immagini di distruzione globale trasmesse dalla televisione, non ha proprio nessun futuro.
Il film – come suggerisce il titolo – si gioca tutto e principalmente su questa dicotomia finale, risultando in certi punti banale. Meglio dei dialoghi (doppiaggio impietoso) sono invece i silenzi grotteschi sulla spiaggia e nella casa.
Infine il film si regge molto sull’interpretazione dei suoi protagonisti, un Marco Margine che non rivestì più altri ruoli al cinema, ma molto efficace nei panni dell’entusiasta scienziato, e l’ottima Anne Wiazemsky – specializzata invece in ruoli femminili nel cinema d’autore e un po’ di nicchia di quegli anni -.
Inutile dire che il finale sarà irriverente e grottesco.
Come inutile è il seme dell’uomo secondo il regista, così lo sono le raccolte di oggetti quotidiani che Cino vuole salvare dalla catastrofe. Il nichilismo di Ferreri giunge così all’apice in una situazione in cui il capitalismo è alla sua fase terminale e rigetta l’uomo nel mito del buon selvaggio quando la speranza è ormai finita.

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