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ROSEMARY’S BABY

DATI TECNICI:

Anno: 1968
Paese di Produzione: Usa
Genere: Horror
Regia: Roman Polanski
Interpreti principali:
Mia Farrow: Rosemary Woodhouse
John Cassavetes: Guy Woodhouse
Ruth Gordon: Minnie Castevet
Sidney Blackmer: Roman Castevet
Maurice Evans: Hutch

RECENSIONE (contiene spoiler):

Evitiamo di soffermarci, anche se interessantissimi, sui fatti storici famosi ed inquietanti che gravitano attorno al capolavoro di Roman Polanski (l’uccisione di sua moglie Sharon Tate da parte della setta di Manson, l’omicidio di John Lennon avvenuto anni dopo proprio di fronte al palazzo dove è ambientata la storia) e concentriamoci sulla qualità della pellicola.
Rosemarys-Baby-Mia-Farrow “Rosemary’s Baby” è di una bellezza unica. Ambientato quasi interamente all’interno di un appartamento, eppure la mano del regista riesce a rendere immensi questi spazi ristretti. E’ un horror, ma non c’è mai una vera e propria claustrofobia, perché il sogno si confonde spesso con la realtà, così gli spazi si dilatano nell’onirico, oltre le mura di questa casa nello stabile Dakota di New York.
rosemarys-baby-1968-pic-5A questo proposito basterebbe vedere la scena del sabba che subisce la protagonista Rosemary. Sei minuti di bellezza e di estetismo puro, dove si confondono gli spazi, i luoghi, le persone. La regia di Polanski ci accompagna letteralmente in questo luogo dell’inconscio, barocco, ricco di riferimenti metaforici e di figure, di una violenza rituale sublimata dal sogno, del dondolio di una nave o del letto su cui Mia Farrow compie questo viaggio dell’anima, tra dipinti di chiese immaginarie e stupri reali.
E oltre l’inconscio e lo sgomento della bravissima Mia Farrow, provato nell’entrare a contatto lentamente con forze soprannaturali, la realtà rappresentata dall’appartamento, vero protagonista del film. Una casa stregata luogo di crimini orrendi nel passato, eppure abitato da ricchi borghesi che celeranno dietro le loro vesti amichevoli uno spirito diabolico.
4677938_origLa storia inizia seguendo proprio l’evoluzione dell’appartamento in cui vive la giovane coppia dei Woodhouse, formata da Mia Farrow e John Cassavetes. Dalla presa visione del locale ancora vuoto al suo acquisto, la ristrutturazione, i colori  degli oggetti che compongono un disegno formale perfetto, la quotidianità ed infine la vita coniugale a cui la coppia anela fino al desiderio di concepire un bambino. Ed è proprio intorno a questa maternità che ruota la trama del film, perché Rosemary si rende progressivamente conto di essere stata ingravidata niente meno che dal demonio.
rosemarys-baby-3Ci sarebbe da rabbrividire, ma l’ironia dei dialoghi intelligenti talvolta lenisce l’effetto. E si potrebbero ipotizzare mille soluzioni per i risvolti della trama, ma il continuo avvicendarsi di dettagli finisce col sovrastare l’immaginazione stessa.
Dunque non si può fare altro che seguire i mille indizi che Polanski lascia sul cammino – a volte anche false tracce che rendono la strada verso la verità ancora più ricca – le suggestioni sempre presenti in molteplici dettagli: il volo di un elicottero sopra i grattacieli, la presenza inquietante di un uomo di spalle dietro una cabina telefonica, delle mattonelle rotte sopra un pavimento perfetto, due fori nelle orecchie del vecchio vicino, la moquette della vicina di casa e potrei andare avanti all’infinito.
Dettagli apparentemente insignificanti, alcuni dei quali non verranno mai spiegati, altri invece tracce del piano di manipolazione che Rosemary subisce dai vicini di casa, due tranquilli ed anziani signori (Sidney Blackmer e Ruth Gordon che vinse l’oscar nel ruolo).
rm BabyNon si può fare altro che lasciarsi prendere dalle ansie di Rosemary e finire col diffidare di tutti, anche del marito che sembrava così buono,  fino a giungere all’iconico finale che vede all’interno di un ricco salotto borghese una sorta di rappresentazione di adorazione dei magi rovesciata, poiché il figlio di Rosemary è in realtà l’anticristo.
Tutto era predestinato, a partire dalle tavole trovate nel ripostiglio chiuso da un enorme armadio per nascondere una perversa verità, sopra cui i due, in un appartamento ancora vuoto, fanno l’amore verso l’inizio del film.
Eppure la sceneggiatura ci tiene sempre con il fiato sospeso, nell’ultima parte la storia sembra sul punto di impennarsi e ci confonde e proprio quando Rosemary appare sul punto di impazzire c’è un rilascio della tensione che rende la suggestione finale ancora più avvincente ed inquietante.

rosemary culla

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2 risposte a “ROSEMARY’S BABY

  1. Se guardi sul reader, dopo l’inizio dell’articolo, c’è scritto “666 altre parole”.
    666 …

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