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VOGLIO LA TESTA DI ALFREDO GARCIA

DATI TECNICI:

Anno: 1974
Paese di Produzione: Usa
Genere: Drammatico, Noir
Regia: Sam Peckinpah
Interpreti principali:
Warren Oates: Bennie
Isela Vega: Elita
Kris Kristofferson: Paco
Gig Young: Quill

RECENSIONE (contiene spoiler):

Questo film degli anni 70 diretto da Sam Peckinpah a mio avviso resta il suo capolavoro, ingiustamente poco conosciuto invece molto avvincente e particolare, da vedere sicuramente.
La storia parte molto lentamente, con le immagini quasi bucoliche di una ragazzina che bagna i suoi piedi in un lago accarezzandosi il ventre gonfio. Subito dopo la ragazzina viene trascinata nella ricca fattoria del padre messicano e costretta con la forza a rivelare il nome dell’uomo che l’ha messa incinta: tale Alfredo Garcia che non comparirà mai nel film se non in una vecchia foto. Con questa scena il romantico e violento Peckinpah ci porta dal mondo dei “piccoli” a quello dei “grandi”: il ricco allevatore assolda sicari messicani e cacciatori di taglie americani perché gli portino la testa dell’uomo che ha disonorato la figlia.
E qui entra in gioco il protagonista, Warren Oates, attore straordinario che ha girato pochi film e che qua recita come un vero e proprio animale disperato nel ruolo di Bennie, un pianista qualunque in una qualunque sperduta locanda al confine tra Messico e Stati Uniti. Bennie è un pover’uomo senza scrupoli, attirato dai soldi (una sola piccola parte di quella promessa dal ricco messicano) dei cacciatori di taglie. Lui infatti sa dove poter trovare Garcia perché conosce la donna di lui, Elita, di cui egli stesso fu compagno e di cui è tuttora innamorato.
Qua entra il gioco la seconda protagonista, interpretata da una Isela Vega di cui si apprezzano le forme prosperose, ma anche e soprattutto lo sguardo triste e profondo che fanno di lei un personaggio unico come prostituta dal cuore d’oro. I due iniziano così un viaggio on the road, dove non mancano i momenti intimi che un regista come Peckinpah pur sempre inseriva nelle sue pellicole (ed è per questo che io lo considero in realtà un romantico).
Ad un certo punto il colpo di scena che fa di questo film una rarità: infatti arriviamo a metà della storia, dopo un’ora di caccia all’uomo e scopriamo improvvisamente che Alfredo Garcia è già morto, per cause naturali.
A questo punto, con la profanazione della tomba di Garcia e l’uccisione di Elita da parte dei sicari, il ritmo del film impenna improvvisamente e siamo risucchiati dentro un vortice di polvere e sparatorie che si susseguono una dopo l’altra, dove possiamo apprezzare i famosi “ralenti” del regista.
600px-Bmhag-tommy2Mentre Bennie si trasforma gradualmente in un uomo che non ha più nulla da perdere: la sua redenzione si esplicita nelle scene in cui rifiuta il malloppo di soldi che gli viene offerto in cambio della testa di Garcia.
Dopo la morte di Elita infatti, quei soldi che pure muovevano le azioni del disinteressato Bennie (al punto di profanare una tomba), non hanno più alcun valore; solo dopo aver perso la donna amata e che gli prometteva una vita tranquilla, che Bennie negava a causa della sua avidità, quest’uomo si rende conto dell’amore; solo che ormai è troppo tardi.
Così Warren Oates se ne va in giro per la seconda metà di questo straordinario film bevendo bottiglie di whisky e portandosi dietro la testa di un morto in un sacco, parlando da solo con la testa di Garcia e uccidendo i suoi avversari uno ad uno, dai pesci piccoli fino al mandante, incontro al suo destino di morte.

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