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L’ASSO NELLA MANICA

DATI TECNICI:

Anno: 1951
Paese di Produzione: Usa
Genere: Drammatico
Regia: Billy Wilder
Interpreti principali:
Kirk Douglas: Chuck Tatum
Ian Sterling: Lorraine Minosa
Richard Benedict: Leo Minosa
Robert Arthur: Herbie Cock

RECENSIONE (contiene spoiler):

L’asso nella manica del titolo è il colpo giornalistico che lo scrittore rampante Chuck Tatum si trova di fronte quando giunge in un vecchio motel al confine con il Messico, scoprendo che il suo proprietario, Leo Minosa, si trova prigioniero sepolto in una vecchia miniera poco distante.
Il personaggio di Chuck Tatum è il classico uomo fallito ed avido, in cerca della grande occasione per emergere e gran merito del film va soprattutto all’interpretazione sanguigna di Kirk Douglas, perfetto per incarnare una figura così controversa.
Questo avido giornalista che trasforma l’evento di cronaca in una grottesca fiera della curiosità (con tanto di pullman di visitatori che anticipano di anni il “turismo dell’orrore”) è convinto di quello che fa e non prova nessun rimorso.
Talvolta Kirk Douglas è veramente diabolico: inganna il poveraccio finito sotto la miniera, ricatta l’ingegnere costringendolo a ritardare i lavori per tirare fuori il disgraziato al solo scopo di aumentare l’audience per il suo colpo giornalistico, corrompe lo squallido sceriffo ottenendone la protezione in cambio del successo.
Ma il personaggio di Chuck Tatum è ancora di più amorale: egli è convinto di raccontare la verità e questa non corrisponde per lui ai fatti reali, ma a come i fatti ci si aspetta che siano. In ogni sua azione è mosso unicamente da ciò che il pubblico ed i lettori vogliono vedere e sentire.
Nonostante l’assurdità di certe situazioni, come per esempio il fatto che i lavori per tirare fuori Minosa siano diretti dallo stesso giornalista, oppure che lo stesso uomo da salvare si fidi ciecamente di Tatum tanto da instaurare con lui un rapporto quasi fraterno ma francamente molto difficile da immaginare – il film di Wilder è dunque uno dei più grandi capolavori nichilisti del cinema, che affronta tra l’altro le insidie presenti nel mondo dei media, accusando la cattiva coscienza di ognuno di noi.
La storia viene raccontata in maniera avvincente e si svolge prevalentemente in tre luoghi: la caverna dove è sepolto Minosa, il motel dove il giornalista dirige le sue perverse organizzazioni prolungando l’agonia del malcapitato e la sede del piccolo giornale di periferia dove Tatum è costretto a lavorare, all’inizio e nel tragico finale del film, secondo una struttura circolare.
La storia si chiude infatti proprio dove era iniziata, nell’ufficio dell’anziano direttore di giornale che possiede ancora dei principi, come il motto: “ricerca la verità” che viene deriso da Tatum. Il quale da parte sua alla fine del film troverà comunque il modo di mostrare il suo vero volto uscendo dalle ipocrisie, una volta consumata la tragedia.
Detto di Douglas, ottima anche la prova di Ian Sterling nei panni della frigida e cinica moglie di Minosa e molto interessante è il rapporto psicologico che si instaura tra i due, perché Chuck Tatum scarica i suoi sensi di colpa per la squallida operazione che conduce sulla freddezza della moglie di fronte al marito in pericolo.
“L’asso nella manica” è un grande atto d’accusa nei confronti della nostra società, ma raccontato dal punto di vista di chi ne è responsabile e in cattiva fede; ciò rende unico il suo fascino.

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