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ARANCIA MECCANICA

DATI TECNICI:

Anno: 1971
Paese di Produzione: Regno Unito, Usa
Genere: Fantascienza distopica, Drammatico, Grottesco
Regia: Stanley Kubrick
Interpreti principali:
Malcom Mc Dowell: Alex
Patrick Magee: Frank Alexander
Warren Clarke: Dim
James Marcus: Georgie
Anthony Sharp: Ministro

RECENSIONE (contiene spoiler)

Alcune scene di “Arancia Meccanica” sono veramente uniche e resteranno per sempre impresse nella memoria collettiva. Primi piani, carrellate, l’invenzione di “Singing in the rain” durante la sequenza dello stupro, il ralenty nella scena del pestaggio sul fiume, i corpi che quasi danzano coreograficamente mentre fanno e subiscono violenza.
Poi i costumi (bianchi innocenti e quasi divini quello di Alex e dei suoi “drughi”, finti e sgargianti quelli dei personaggi di contorno e della famiglia del protagonista), la scenografia con manichini di donne e statue di falli, gli affreschi di certe zone desolate e squallide di Londra, l’uso intelligente e fondamentale della musica (Beethoven, Rossini).
Insomma, ci sono tutti gli ingredienti giusti per confezionare un capolavoro. Il film è celebre soprattutto per la riflessione sulla violenza, che si esprime anche attraverso discorsi filosofici nella parte centrale del film, dove il dottore ed il prete filosofeggiano sul ruolo della punizione nella società e sul libero arbitrio. Eppure in primo luogo “Arancia meccanica” resta uno dei più grandi esempi di fantascienza distopica e socio-politica, che si esprimono attraverso l’ottima scenografia e costumi.
La storia si può dividere idealmente in tre parti: la prima, racconto avvincente delle violenze compiute dai teppisti chiamati “drughi”, la seconda, con il carcere e la rieducazione che il giovane Alex è costretto a subire ad opera del governo (dove Kurbik dà sfogo al suo astio anti-militarista), la terza con il rientro di Alex in società.
E’ curioso notare che quando il protagonista ritorna dalla terribile “Cura Ludovico”, trova le stesse situazioni che sono state vissute nella prima parte del film, ma che si ripresentano ora rovesciate secondo una tragica legge del contrappasso, per cui Alex, da autore della violenza ne diventa vittima. Tutto ciò avviene perché il giovane non è più in grado di reagire dopo essere stato “addomesticato” dal governo, ma la fatalità degli eventi genera anche una riflessione più profonda sul male e sulla sua sconvenienza, perché i conti, alla fine, si pagano sempre.
arancia-meccanica-barboneAnche se, nell’ironico finale, ci accorgiamo in realtà che Alex non è cambiato per nulla; il messaggio centrale è che la punizione non genera in ogni caso la guarigione.
Infine, la riflessione sulla violenza si attua tramite gli atti scellerati che Alex compie e la “cura Ludovico” che egli subisce; ma si può esprimere anche benissimo attraverso la musica, tema portante del film. L’aspetto della musica rimanda a quello della fantasia, facoltà che Alex utilizza spesso in comici intermezzi per immaginarsi azioni criminose e monumentali, facoltà in fondo innocua e leggera, crudele e creatrice, insita in ogni essere umano e che ci rende tali.

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