Pubblicato il

PORTE APERTE

DATI TECNICI:

Anno: 1990
Paese di Produzione: Italia
Genere: Drammatico
Regia: Gianni Amelio
Interpreti principali:
Gian Maria Volontè: Vito di Francesco
Ennio Fantastichini: Tommaso Scalia

RECENSIONE (contiene spoiler):

Dall’omonimo romanzo di Sciascia, la storia di un giudice (Volonté) nella Palermo fascista degli anni 30′ che si imbatte in un caso di cronaca nera (triplice omicidio).
Il film inizia con la cruda rappresentazione dei fatti, ottime inquadrature e una fedele sequenza temporale che dipinge in maniera oggettiva gli avvenimenti. Con l’assassino che alterna momenti in cui compie quasi un freddo e distaccato rituale ad altri in cui perde la testa (come nella scena dello stupro), ad altri ancora di tenerezza come quando lo troviamo, poco dopo il delitto, nella stanza insieme al giovane figlio.
porteaperte3Dopodiché entra in scena il giudice, il processo, il ritmo si fa molto lento e il film rivela lentamente il suo significato come in una scatola cinese. Mentre apparentemente tutto procede secondo i canoni, il giudice in realtà scopre che dietro l’apparente crudezza di questo delitto si nasconde una storia di soprusi che l’assassino (Fantastichini) era costretto a subire. In pratica, sua moglie si prostituiva contro volontà per il suo datore di lavoro, ed entrambi sono stati oggetto della furia omicida repressa del marito, magnificamente impersonata dal volto sudato di Ennio Fantastichini, qui quasi agli esordi.
Ma non è neanche questo il vero scopo e la morale del film (o meglio dire del romanzo di Sciascia): attraverso i dialoghi pacati e le discussioni del giudice con i colleghi riusciamo a
comprendere solo alla fine che il tema principale è la critica alla pena di morte (istituita dal fascismo in quegli anni).
Film porte aperte  di Gianni AmelioAllo stesso modo in cui il giudice riesce a trovare una spiegazione psicologica dell’omicidio, così la morale – che egli comprenderà appieno soltanto nel finale, attraverso l’incontro con un contadino-giurato lettore di Dostojevki – è che anche davanti agli atti più insensati e crudeli dell’umanità occorre mantenere la compassione ed il rispetto per gli esseri umani.
Solo che il giudice vive in periodo di fascismo, per cui verrà più volte ostacolato sino ad essere mandato in un altro paese alla fine del film, dopo che comunque sarà riuscito a commutare la pena di morte in ergastolo.
Ed è assurdo come l’idiosincrasia di una dittatura si manifesti proprio nell’imputato che, fanatico fascista, accetterebbe maxresdefaultsenza esitazioni il suo destino di morte proprio in virtù della sua fede in un’ideale inumano di giustizia.
Alla recitazione sanguigna di Fantastichini si contrappone dunque la quella pacata, riflessiva e profonda, di un Volontè alle prese con uno dei suoi ultimi straordinari personaggi: carichi di umanità e di senso morale.
Quel che resta nella memoria, più che i dialoghi ed il processo, sono però l’ottima scenografia e l’ambiente in cui si svolge l’azione che viene ricreato nelle piccole scene domestiche di realistica bellezza: come nella sequenza della cassata oppure quando Volonté con la nipotina si addormenta sul lido di fronte al mare.
Tanto che sembra di respirare l’aria di Palermo.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...