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LA CONVERSAZIONE

DATI TECNICI:

Anno: 1974
Paese di Produzione: Usa
Genere: Drammatico
Regia: Francis Ford Coppola
Interpreti principali:
Gene Hackman: Harry Caul
John Cazale: Stan
Harrison Ford: Martin Stett
Robert Duvall: il Direttore

RECENSIONE (contiene spoiler):

“La conversazione” è un film molto lento, a tratti davvero soporifero, ma nell’ultima mezz’ora ti rendi conto che è comunque un piccolo capolavoro di Francis Ford Coppola.
La storia è quella di Harry Caul, un ingegnere elettronico esperto in intercettazioni telefoniche: gli presta il volto un bravissimo Gene Hackman.
A causa del ruolo molto riflessivo e tormentato avrei visto meglio un altro nome, però Hackman – specializzato più che altro nei ruoli di cattivo o comunque di persona sicura di sé – ci mette davvero l’anima nel lasciare il ritratto di una persona totalmente chiusa in se stessa.
Caul è talmente immerso nel proprio squallido lavoro che non riesce ad avere nessuna relazione interpersonale (e l’unica volta che l’avrà ne uscirà fregato), vive nella totale solitudine con l’unico hobby di suonare il sax nel suo appartamento, e , soprattutto, vive nella completa paranoia della sua privacy, forse proprio a causa del mestiere che fa.
Il film si apre con una bellissima ripresa dall’alto di una piazza di San Francisco, dove, in mezzo a molta altra gente, Caul ed il suo assistente Stan (John Cazale) riescono a captare con difficoltà e con grande capacità tecnica la conversazione tra una giovane coppia.
Questa prima parte del film si riverbera nel corso dell’ora successiva, perché nella mente del protagonista trapela un sesto senso sul fatto che quella conversazione, voluta ed acquisita da un ricco Direttore (Robert Duvall), possa provocare conseguenze SpyConversationspiacevoli. Inizia così a tormentarsi tra sensi di colpa fino all’ottima scena del party con altri intercettatori che occupa l’intera parte centrale del film, dove Caul riesce a cogliere per la prima volta gli stati d’animo nelle parole dei due giovani che aveva il compito di intercettare senza farsi troppe domande.
Quindi è un film sui risvolti morali dell’intercettazione, ma ancora di più sulla tecnologia moderna (e visti con l’occhio di oggi gli apparecchi in dotazione negli anni settanta risultano quantomeno ridicoli) che schiaccia la coscienza dell’uomo: in questo caso l’ingegnere elettronico, entusiasta del suo lavoro e della perfezione della sua tecnica, è divorato da complessi di colpa e da crisi di coscienza.
Anche se la situazione non si sblocca in pratica mai e malgrado le sue crisi di coscienza Caul rimane chiuso nel suo mondo senza assumersi la responsabilità di quello che fa.
jack-tar-copyGene Hackman è molto bravo nell’interpretare un personaggio totalmente chiuso in sé stesso, e l’ultima parte del film attira maggiormente l’attenzione dello spettatore. Qui Coppola sale in cattedra mostrandoci ambienti vuoti, inganni, mentre domina una claustrofobia che non lascia progressivamente scampo e che si esprime nell’incubo di Caul e nella scena dell’albergo.
Il finale diventa quasi un thriller, la suspence si tocca con mano e la sorpresa è veramente amara.
Il finale completamente nichilista ci mostra il protagonista suonare il sax nel suo appartamento che egli stesso ha completamente distrutto in cerca di una “cimice”. Come a dire: il predominio della tecnica che fa del privato qualcosa che si può ripetere all’infinito in un nastro, implica la completa autodistruzione di un individuo ormai atomizzato.
Da segnalare le ottime musiche di David Shire, adatte ad evidenziare sia l’aspetto solitario del protagonista che le scene di suspence, ed una delle prime apparizioni di Harrison Ford, nei panni del committente di Caul.

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