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AMERICA 1929: STERMINATELI SENZA PIETA’

DATI TECNICI:

Anno: 1972
Paese di Produzione: Usa
Genere: Drammatico
Regia: Martin Scorsese
Interpreti principali:
Barbara Hershey: Bertha Thompson (“Boxcar”)
David Carradine: “Big Bill” Shelly
Barry Primus: Rake Brown
Bernie Casey: Von Morton

RECENSIONE (Contiene spoiler):

Il sottotitolo italiano rende bene l’aspetto pulp di questo che è uno dei primi titoli di Scorsese. Dal punto di vista registico questa è un’opera ancora un pò acerba, a mio avviso inferiore rispetto al sorprendente esordio di “Chi sta bussando alla mia porta?”.
Oltre all’aspetto sanguinolento, il film è anche collocato all’interno di una precisa cornice storica, proprio quell’America della crisi economica del 1929, con le lotte dei sindacalisti nei confronti dei padroni (in questo caso lo scenario è una ferrovia) e con una serie di sbandati e vagabondi che si ritrovano senza casa e all’avventura, incarnando alla perfezione lo spirito “yankee” di avventura, sottolineato dalla colonna sonora di musica tradizionale e country.
Nonostante la cornice storica sia molto ben definita, secondo me il film rimanda soprattutto agli anni in cui Scorsese lo stava girando, cioè gli anni 70.
La protagonista “Boxcar Bertha” (il titolo originale del film, che rende onore alla sua eroina) incarna infatti alla perfezione lo spirito del 68 ed ha il volto smaliziato di Barbara Hershey: ribelle ed anticonformista, dopo la morte del padre si unisce al sindacalista Big Bill Shelly (interpretato da David Carradine, cioé il Bill di “Kill Bill”) ed insieme ad un nero pericoloso e ad un buffo baro ebreo (uno dei personaggi più riusciti, ottimamente interpreto da Barry Primus), comincia a rapinare i treni e a seminare il terrore.
America-1929-Sterminateli-senza-pietà-di-Martin-Scorsese-con-Barbara-Hershey-David-Carradine-Barry-Primus-Bernie-Casey-John-Carradine-sexy-streaming-41Poco importa che Big Bill riservi una grossa quota delle rapine per finanziare le lotte sindacali; l’intento del film non è politico, ma è solo un’incarnazione dello spirito di ribellione generazionale che si trasforma nella celebrazione dell’anarchia, del femminismo e dell’amore libero.
La trama non è altro che un ennesimo risvolto del sogno americano on the road, presenta certe scene molto carine, ma è sicuramente al di sotto dei capolavori di Scorsese. Da un punto di vista registico, si segnala solamente la scena dell’amplesso nel vagone ferroviario, il gioco di luci in un magazzino abbandonato, le classiche sequenze di pestaggi alla Scorsese – violente e realistiche, che qui vedono contrapposti i protagonisti alle forze dell’ordine – e la scena del treno che si porta via il cadavere di Big Bill nel tragico finale.

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