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IL MUCCHIO SELVAGGIO

DATI TECNICI:

Anno: 1969
Paese di produzione: Usa
Genere: Western
Regia: Sam Peckinpah
Interpreti principali:
William Holden: Pike Bishop
Ernest Borgnine: Dutch
Robert Ryan: Deke Thorton
Warren Oates: Lyle Gorch
Ben Johnson: Tector Gorch

RECENSIONE (contiene spoiler)

Sam Peckinpah è stato il regista della violenza (non per niente era soprannominato “Bloody Sam”) e il “Mucchio selvaggio” non è solo un capolavoro del cinema western, ma l’esposizione migliore della sua poetica.
Quando si pensa a questo film si pensa inevitabilmente alle scene di violenza contenute nel massacro finale di Agua Verde, un vero capolavoro tecnico: 12 giorni e 10000 finte pallottole per terminare la scena, che si svolge in soli cinque minuti che da soli valgono l’intero film.
Wild 2 ShotUna storia che scorre lenta, alternando momenti di quiete, allegria e fraternità tra i quattro protagonisti (dei fuorilegge braccati verso il Messico) e tre scene memorabili di sparatorie incredibili (oltre il massacro finale, la scena iniziale della rapina alla banca e quella centrale della rapina al treno).
In cinque minuti tutta l’estetica di Sam Peckinpah: centinaia di inquadrature e di ralenti, formano un mosaico dove il breve tempo della sparatoria diventa epico ed infinito. Sembra quasi che i corpi realistici dei protagonisti nella polvere e nel sangue, crivellati di colpi e di pallottole formino un ballo epico ed entrino nella leggenda.
Sam Peckinpah ha sempre inteso rappresentare la violenza nei suoi film, per mostrare come il mondo sia cattivo e senza speranza. Il ballo nella polvere della sparatoria, il coraggio e la morte dei quattro protagonisti (quattro contro 200 soldati messicani!) sembra quasi redimere questo mondo dove (citazione dal film) “Il sogno di tutti, anche dei peggiori di noi, è quello di tornare bambini”.

I quattro fuorilegge sono individui senza scrupoli, sanno come va il mondo dominato dall’unica regola della sopravvivenza, ma alla fine compiono un gesto romantico cercando la morte per salvare un loro amico.
E in fondo dietro tutta questa violenza è evidente il romanticismo di Peckinpah: tutti i suoi film sono infatti costellati di uomini selvaggi e di prostitute disilluse, ma anche di volti scarni di vecchie messicane e di gruppi di bambini o bambini con le madri, immortalati in brevi inquadrature e fotografie quasi documentaristiche. Una sorta di nostalgia e di tenerezza verso quel mondo incantato accompagna quindi le gesta violente degli uomini.
Che qua hanno i volti segnati di due classici interpreti del vecchio cinema americano: il divo drammatico William Holden e il celebre caratterista Ernest Borgnine; volti segnati e preoccupati, ma capaci anche di ridere insieme agli altri protagonisti, i selvaggi fratelli Gorch (tra cui un bravissimo Warren Oates, pupillo del regista).
Per quanto riguarda la trama, il film si evolve come una classica storia western: con i fuorilegge che vengono ingannati dopo un colpo ad una banca, la conseguente fuga in Messico dove vengono arruolati nelle file del sanguinario generale Mapachi (di notevole interesse anche l’affresco antropologico della vita all’interno del villaggio messicano) per il quale rubano dei fucili, fino al finale in cui i quattro decidono di andare incontro al loro destino in modo quasi fatalistico, per salvare un loro compagno che aveva venduto una cassa di armi ai ribelli contadini che lottavano contro il Generale.

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